Il buon Samaritano visto come personificazione di Gesù

Il buon Samaritano visto come personificazione di Gesù

La lettura di Sant’Agostino alla nota parabola

«Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
(Dalla liturgia)

Il senso della parabola, il comando di Gesù di farsi prossimo di chiunque abbia bisogno di noi, cioè di metterci a disposizione di chi ha necessità del nostro aiuto, è evidente. Il buon samaritano è un esempio per noi. Anche noi dobbiamo fare come lui. Ma esiste anche un’altra lettura, di taglio più spirituale, che risale ai Padri della Chiesa, in particolare a Sant’Agostino. Il vero buon samaritano è Gesù stesso. Ed il malcapitato, lasciato sulla strada mezzo morto dai briganti, è ogni uomo che ha fatto l’esperienza del peccato, in sostanza è ciascuno di noi. Il peccato ci lascia mezzi morti. Perché mezzi? Perché, finché siamo in questo mondo, abbiamo la possibilità di rimediare a questa situazione, non solo la possibilità, ma anche l’aiuto di Dio, senza il quale non ce la faremmo. Ma andiamo per ordine. Un uomo scende da Gerusalemme a Gerico. Scende. Chi ha avuto modo di vedere quei luoghi sa che si tratta proprio di una discesa. Ma il significato allegorico è evidente: Gerusalemme è costruita sulla cima del monte di Sion, è la città santa, la città di Dio, l’immagine del paradiso. Gerico invece è posta in una depressione, sotto il livello del mare. È uno dei luoghi più bassi della terra. E ai tempi di Gesù era famosa per essere una città dedita al vizio. È come dire: un uomo abbandona lo stato di amicizia con Dio e si avventura sulla strada del peccato. Questa decisione lo rovina, tanto che viene lasciato mezzo morto ai margini della strada.
Passano un levita e un sacerdote del tempio, ma tirano dritto. La legge di Mosè e il culto del tempio non bastano a salvarci. Passa un samaritano. Dicevamo che i Padri hanno visto nel samaritano l’immagine di Gesù. E in effetti Gesù lo guarisce, versando sulle sue ferite olio e vino (simbolo dei sacramenti). Lo mette sulla cavalcatura, lo eleva cioè dalla condizione triste in cui si era trovato, e lo porta ad una locanda (la Chiesa), dove potrà guarire del tutto. All’oste il samaritano lascia un anticipo, il resto lo darà al suo ritorno. È la ricompensa promessa da Gesù alla fine dei tempi, ricompensa per chi si sarà preso cura del suo fratello.
Questa parabola ci insegna tante cose: ci insegna a prenderci cura di chi ha bisogno di noi, senza badare chi sia, ma ci insegna anche a non disperarci quando siamo in difficoltà, perché il Signore veglia sul nostro cammino, ed è pronto a risanare le nostre ferite. Il Signore ci invita a non temere, a non scoraggiarci: Egli si prende cura di noi, specie nei momenti di difficoltà, solo che noi glielo permettiamo.

Share this content:

Commento all'articolo