Gesù si riconosce solo seguendolo e facendo esperienza di Lui

Gesù si riconosce solo seguendolo e facendo esperienza di Lui

Come la Maddalena e i discepoli a Emmaus, riconoscere il Signore non è immediato

«Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!».
(Dalla liturgia)

Maria di Magdala (o Maddalena) sta davanti al sepolcro di Gesù e piange. Incontra addirittura Gesù, ma non è in grado di riconoscerlo finché Gesù stesso non la chiama per nome. Allora i suoi occhi si aprono, e capisce tutto.

Noi non capiremo nulla di Gesù risorto – e quindi non capiremo nulla di noi stessi, del senso della nostra vita quaggiù e del nostro destino eterno – finché non faremo esperienza diretta di Lui. Fare esperienza di Lui, che è amore, significa amarlo. E possiamo amarlo anzitutto cercando – con il suo aiuto – di fare ciò che ci comanda («chi mi ama osserva i miei comandamenti», Giovanni 14,15). Allora capiremo che conosce il nostro nome, che si prende cura di noi e che ci ama. Allora la nostra vita cambierà aspetto.

Se pensiamo di accostarci a Dio, e in particolare alla resurrezione di Gesù, solo con il ragionamento, faremo una delle esperienze più deludenti della nostra vita.

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