La Grazia dell’Eucarestia e la compassione di Gesù

La Grazia dell'Eucarestia e la compassione di Gesù

La preoccupazione di Gesù per il nostro (vero) pane quotidiano

«Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
(Dalla liturgia).

«Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». La preoccupazione del Signore per queste persone ci fa capire quanto il Signore tenga a noi: è preoccupato che anche noi non veniamo meno lungo il cammino.

Da sempre la Chiesa ha visto nella moltiplicazione dei pani una prefigurazione, cioè una anticipazione, dell’Eucaristia. L’Eucaristia è il pane che ci serve a nutrirci nel cammino della vita spirituale. Non presumiamo di poterne fare a meno senza conseguenze!

È vero che in molte circostanze della storia i Cristiani sono stati costretti a farne a meno per molto tempo, anche per anni, decenni o secoli (si pensi alla persecuzione comunista nell’Unione Sovietica, o ai cristiani giapponesi che per più di due secoli hanno mantenuto vive le loro comunità clandestine senza avere sacerdoti), ma in condizioni normali è un dono di cui non possiamo fare a meno. L’Eucaristia è un cibo preziosissimo, che Dio ci ha dato perché noi rinforziamo, giorno per giorno la nostra fede, e non ci smarriamo nel cammino della vita. Non facciamone a meno con superficialità!

Diceva Madre Speranza, una mistica vissuta in Centro Italia nel secolo scorso: «Due cose non si recuperano nella vita: il tempo perso e le grazie di una comunione non fatta».

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